L'IMPICCAGIONE DI ELENA DELAFOY

                                                            THE HANGING OF ELENA DELAFOY
 
 

Claxon, 25 febbraio 2009 

"Cara mamma, 

Queste sono le ultime parole che posso scriverti, tra qualche minuto le guardie entreranno nella mia cella, mi faranno entrare in un'ascensore, mi guideranno per lunghi corridoi, fino alla stanza della forca. Mamma, ti 
chiedo perdono e lo chiedo alla famiglia dell'uomo che ho ucciso. Soffro solo per te, io sono già in pace. La sentenza è stata giusta, ho ucciso un uomo, un poliziotto. Perciò devo morire! Vedi come riesco a dirlo con calma? Io, Elena Delafoy, sono sana di mente, lo hanno stabilito i giudici, capace di distinguere tra il bene e il male, perciò pericolosa, talmente pericolosa da essere "irrecuperabile". Perciò devo morire. Lo 
stabilisce la Legge. Che sensazione strana mi pervade, sono una delle poche persone, che conoscono esattamente l'ora della propria morte, le dodici, le dodici in punto! Dovrei impazzire? Eppure no! E come se tutto questo riguardasse un'altra. Mamma, tu sai che non sono sempre stata così. 
Pericolosa, irrecuperabile? Tu sai che ad un tratto nella mia vita è entrato un uomo. E che quella persona ha cambiato il mio destino. Si è presentato con un pacchetto di sigarette in mano, le Marescial. Sembravano così innocenti quelle sigarette. Non c'è niente d'innocente in lui! Diceva di amarmi, che lo faceva solo per il mio bene, così mi misi a fumarle. 
 

Purtroppo, solo dopo mi accorsi, che quelle sigarette contenevano una potente droga psicotropica, capace di annullare la volontà. Mi ha ingannata, mi ha usata, mi ha ordinato di uccidere quel poliziotto sotto l'effetto della droga, per vendicarsi di quell'uomo che lo fece arrestare per spaccio diversi anni prima. Tante volte, mi hai chiesto chi fosse. Non ho mai detto il suo nome a nessuno, nemmeno al processo, nemmeno a te. Ti sarai chiesta perchè? Si è vero, mi sarei potuta salvare, ma non l'ho fatto perchè l'amavo. Mamma credimi, l'ho amato davvero e forse nonostante tutto l'amo ancora. Per questo l'ho perdonato. Il suo nome è Philippe. Ora che lo conosci ti prego, dimenticalo. Mamma cara, vorrei dirti ancora molte cose, ma sento dei passi. Sono le guardie che stanno arrivando, adesso devo proprio lasciarti. Ti prego non piangere per me, ma Ti chiedo ancora per l'ultima volta, perdonami.

Addio per sempre. La tua Elena."



                                                        L'IMPICCAGIONE

                             
                                            La ragazza è entrata nella stanza delle esecuzioni

-Elena Delafoy, lei è stata riconosciuta colpevole di omicidio volontario,
nella persona di Jean Laforet, gendarme del settimo distretto di Polizia
municipale. Pertanto la corte di giustizia, l'ha condannata alla pena
capitale da eseguirsi mediante impiccagione, sulla forca. Per le
circostanze del delitto, aggravate dall'uso di sostanze stupefacenti, le
viene rifiutata la commutazione della pena. E' quanto la Legge mi ordina
di comunicarle in questo momento.


 

-Elena Delafoy, le comunico che fino a questo momento non abbiamo ricevuto nessuna telefonata di sospensione dell'esecuzione.
-Mi dispiace, il tempo a lei concesso è ormai scaduto.
-Azionate la botola. Ora!
 

 

                                                  La botola si spalanga e un tonfo  sordo irrompe nella stanza.

                                                              Il corpo della ragazza penzola privo di vita.
 



 
 
 

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 ATTENZIONE!

La storia è completamente inventata, fatti ed avvenimenti sono pura fantasia.
 Le scene di morte sono una finzione. La modella è maggiorenne.
Autore dei testi e delle fotografie: Antonio Di Gennaro.
 ALL RIGHTS RESERVED BY ANTONIO DI GENNARO PRODUCTION.



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