Tutto in un giorno
All in the same day



 
 

 Name: Mariola Waislava

 Sex: female

 Age: 25

 Crime: homicide of first degree

 Sentence: death by hanging

 

Le donne che commettono crimini di vario genere e che vengono condannate a morte sono rinchiuse
in una speciale sezione della prigione chiamata: il corridoio della forca.

E' chiamata così perchè in fondo al corridoio si trova
la camera delle esecuzioni.
 
 

Nel corridoio della forca sono attualmente detenute cinque donne.
Durante il periodo di detenzione le condannate sono rinchiuse in una cella singola sorvegliate 24
ore su 24 da telecamere a circuito chiuso per scongiurare un'eventuale tentativo di suicidio.
Ogni cella misura 3x4 metri ed è dotata di wc con lavabo e televisore.
Le condannate trascorrono quasi tutto il loro tempo dentro le loro celle ad eccezione di un'ora
d'aria giornaliera. Inoltre usufruiscono della visita dei loro familiari una volta al mese.
Dopo che il loro ultimo appello di grazia è stato respinto viene fissata la data dell'esecuzione
che non deve mai coincidere con il periodo mestruale.
Il giorno prima dell'esecuzione le condannate hanno il diritto di ricevere la visita dei loro
familiari. Questa è l'ultima occasione che hanno di stare insieme.
La sera prima dell'esecuzione alle condannate viene servito un pasto speciale su ordinazione, poi
possono ricevere la visita del cappellano che impartisce loro la confessione e l'ultimo sacramento.

Questa è la tipica procedura adottata: la mattina dell'esecuzione la prigioniera viene svegliata
alle 6.30 con una tazza di caffè caldo e poi condotta a fare la doccia. Il regolamento carcerario
obbliga di indossare i seguenti indumenti: mutandina, reggiseno, t-shirt di cotone di colore
bianco, completo di colore arancio composto da pantalone e giacchetta, calzini e scarpe da
ginnastica. Dopo la vestizione, le vengono ammanettate le mani dietro la schiena e vengono poste
anche delle speciali manette per le caviglie.
Alle 8 in punto la condannata è scortata da due guardie femminili lungo il corridoio che conduce
alla camera della forca.
Qui ad attenderla c'è il boia e un'assistente che solitamente è una donna che ha preso parte ad
un corso speciale per guardia carceraria. Il boia ha il diritto all'anonimato ed essendo volontario
non percepisce nessun ricompenso. Sono inoltre presenti il direttore della prigione, il cappellano
e la guardia medica. La condannata è fatta salire sopra la botola formata da uno sportello quadrato
di legno di frassino. Il boia le fissa una cinghia di cuoio intorno al petto sopra i seni, mentre la
sua assistente le fissa una cinghia intorno alle caviglie in modo da immobilizzare le gambe.
Per ultimo il boia le fissa il cappio intorno al collo. Il cappio è fatto con una corda di canapa
di 3 centimetri di diametro annodata con una dozzina di circonvoluzioni.

A questo punto la condannata è pronta per essere impiccata. Dopo aver pronunciato le sue ultime
parole il boia le pone in testa un paraocchi antipanico, ma se vuole può anche rifiutare di
indossarlo. Fatto questo viene sganciata la leva ed aperta la botola. Per effetto della forza di
gravità (F=mxG) la condannata precipita nella camera sottostante e dopo un leggero rimbalzo il
corpo rimane sospeso a mezz'aria.

Ovviamente la lunghezza della caduta è stata calcolata in precedenza in base al peso della donna.


 
 

Il violento strappo della corda causa la dislocazione delle vertebre cervicali con un'immediata
perdita di coscienza. La morte sopraggiunge nell'arco di 6-10 minuti. Nel caso che la caduta non
è sufficente a spezzare il collo, la morte sopraggiunge per strangolamento. In ogni caso non deve
mai verificarsi una decapitazione accidentale per una caduta eccessivamente lunga. Per questo
motivo la lunghezza della corda è sempre sottodimensionata di circa 50 centimetri.


 
Ad esecuzione avvenuta la guardia medica per mezzo di una scala a pioli adiacente scende nella
camera sottostante per esaminare il corpo. Dopo aver constatato l'arresto cardiaco con lo
stetoscopio firma il certificato di morte e abbandona la camera. Lasciano la camera anche le
guardie, il cappellano e il direttore. Rimangono solo il boia e la sua assistente che scattano
una serie di fotografie. Trascorsa un'ora regolamentare dall'esecuzione il corpo viene rimosso
dalla forca. L'assistente sgancia il moschettone che tiene ancorata l'altra estremità della corda
al gancio del soffitto e con una carrucola a manovella cala il corpo che è preso in braccio dal
boia. Il cadavere è adagiato sulla lettiga con il cappio ancora fissato intorno al collo.
Il regolamento carcerario vieta la rimozione del cappio dopo l'esecuzione.
Alle 10 il corpo viene trasferito con un'autoambulanza all'istituto di medicina legale
dell'università dove e lì ad attenderlo un gruppo di studenti che useranno il corpo per una
lezione di patologia forense.
Dopo che il corpo della donna è stato adagiato sul tavolo di marmo dell'obitorio, il cappio viene
finalmente rimosso. Da una prima ispezione il collo risulta allungato di 3 centimetri, inoltre
presenta un solco profondo 1 centimetro in corrispondenza di dove è passato il nodo scorsoio.
Nell'impiccagione contrariamente a quanto si crede la lingua non sporge mai all'infuori.
Sul volto non appaiono echimosi ed ematomi di nessun genere, le pupille sono dilatate e la pelle
ha un colore leggermente olivastro.
Si continua con l'ispezione: il corpo viene adagiato su un fianco, vengono rimosse le manette dai
polsi, la cinghia dal petto, la giacca, la t-shirt ed il reggiseno. I capezzoli appaiono eretti e
l'areola ha assunto un colore piuttosto scuro. La svestizione del cadavere prosegue con la
rimozione delle manette e della cinghia dalle caviglie, poi vengono sfilate le scarpe, i calzini
ed infine il pantalone e le mutandine. Il pube presenta una folta peluria.
Il regolamento carcerario vieta l'uso di forbici e rasoi per il rischio di suicidio, al massimo è
concessa la ceretta per la depilazione delle gambe.
Completata la svestizione ha inizio l'autopsia vera e propria. Con il bisturi viene praticata una
profonda incisione che partendo dalla gola, proprio sotto il mento, scende lungo lo sterno fino
al pube. Il collo risulta spezzato tra la quarta e la quinta vertebra cervicale.
Con un seghetto viene aperta la cassa toracica e si ispezionano il cuore e i polmoni, poi si
prosegue lungo l'addome e si ispezionano lo stomaco, il fegato e l'intestino. L'ultima parte
dell'autopsia è dedicata all'ispezione dell'apparato genitale. Vengono asportati l'utero e le
ovaie per essere conservati dentro una teca in un recipiente sotto spirito. L'ispezione della vulva
evidenzia un clitoride eretto è una piccola perdita di urina misto a secreto vaginale di colore
bianco. L'autopsia conferma che la condannata è deceduta per arresto cardiocircolatorio per
inibizione dei centri nervosi in seguito alla rottura del nervo spinale e non per asfissia.
Questo tipo di morte è tipica dell'impiccagione giudiziaria.
Terminato l'esame autoptico il corpo è preparato per le esequie: prima viene ricucito e
poi vestito con un abito da sposa messo a disposizione dai parenti.
Alle 14.30 il corpo viene posto nella bara e trasportato con il carro funebre nella camera
mortuaria del vicino cimitero. Ovviamente il costo del servizio funebre è totalmente a carico
della famiglia della giustiziata.
Il cerimoniale prevede la veglia dei parenti davanti alla bara scoperta dalle 15.00 alle 17.00.
Conclusa la veglia la bara viene chiusa e sigillata con una lastra di zinco per mezzo della fiamma
ossidrica. Alle 17.30 viene officiata l'omelia funebre dal cappellano del cimitero davanti alla
tomba di famiglia e alle 18.00 la bara viene tumulata.
Dopo aver murato il loculo con il calcestruzzo alle 18.30 viene posta una lapide di marmo.

Bene! Come avete visto è stato fatto tutto in un giorno. Adesso la nostra donna è morta e sepolta.
 



ATTENZIONE:

  LA STORIA E' COMPLETAMENTE INVENTATA OGNI RIFERIMENTO CON LA REALTA' E' PURAMENTE CASUALE.

2011-Copyright by Viscido Burolo (2011)

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